“Abbiamo la responsabilità di proteggere i vostri dati e, se non ci riusciamo, non meritiamo di servirvi”.

Mark Zuckerberg, 21 marzo 2018

 

Questa è la frase chiave che il fondatore di Facebook ha utilizzato nel suo lungo articolo di scuse per lo scandalo Cambridge Analytica che tanto sta facendo discutere in questi giorni. Ma di cosa si tratta esattamente? Qual è stato il “problema” che ha travolto il più famoso social media della rete? Per capirlo, si consiglia un articolo de “Il Post” che spiega in dettaglio la vicenda: https://www.ilpost.it/2018/03/19/facebook-cambridge-analytica/

Ciò che si vuole evidenziare in questa breve riflessione è l’importanza dei nostri dati, spesso sottovalutata dagli utenti del web. Nella società dell’informazione, dove tutto viene tracciato, è abbastanza ipocrita “scandalizzarsi” per quanto accaduto con Cambridge Analytica. Gli utenti di cui sono stati utilizzati i dati raccolti avevano accettato la policy di Facebook che, all’epoca, era molto meno restrittiva di oggi. Quanti erano davvero consapevoli, o avevano semplicemente letto le condizioni contrattuali? Pochi, sicuramente molto pochi. Questo, ovviamente, non giustifica utilizzi illeciti dei dati ma porta in evidenza una situazione ampiamente nota e poco considerata, la scarsa consapevolezza del valore dei dati che ognuno di noi produce semplicemente navigando in rete, pagando con una carta di credito o telefonando con il proprio smartphone.

Occorre dedicare più tempo alla gestione dei nostri dati, non sottovalutiamone l’importanza.