In vista dell’introduzione del GDPR (European General Data Protection Regulation) che entrerà in vigore nei paesi dell’Unione Europea il 25 maggio, WhatsApp ha aumentato da 13 a 16 anni l’età minima per il suo utilizzo. A poche settimane dal più grande cambiamento della normativa inerente la gestione dei dati personali dall’avvento del World Wide Web, i colossi della comunicazione social si stanno muovendo per assicurare il rispetto dei nuovi requisiti di trasparenza. In questa direzione, WhatsApp ha anche annunciato che permetterà ai suoi utenti di scaricare un rapporto dettagliato dei dati da esso detenuti su di essi.

Cosa cambierà davvero nei prossimi mesi per gli utenti? Non è facile prevederlo ma in questo articolo di The Guardian sono riportate alcune informazioni interessanti proprio a partire dalla mossa di WhatsApp:

 

www.theguardian.com/technology/2018/apr/25/whatsapp-raises-minimum-age-16-europeans-facebook-gdpr-eu

 

La recente vicenda evidenziata da Eugene Kaspersky, fondatore del Kaspersky Lab, in merito a un presunto caso di censura della pubblicità aziendale su Twitter, pone numerose riflessioni sui limiti, commerciali, etici e politici, che devono porsi le grandi piattaforme di comunicazione.

In primo luogo, occorre essere consapevoli che le piattaforme social ma, in generale, tutte le corporation che gestiscono una relazione con centinaia di milioni di utenti, hanno un potere senza precedenti: la capacità di influenzare (potenzialmente) ogni decisione dei suoi utilizzatori abituali, sia con la messa in evidenza di certi contenuti organici, sia attraverso la pubblicità.

Il caso, eclatante, che ha riguardato Cambridge Analytica e Facebook è stato solo la manifestazione più evidente di una situazione che, tra gli addetti ai lavori, è nota da molti anni.

 

In questo articolo si approfondiscono i dettagli di quanto accaduto tra Kaspersky Lab e Twitter:

https://techcrunch.com/2018/04/20/twitter-kaspersky-ban/

 

Chi non ha mai pensato, da bambino, di fare l’astronauta? Elon Musk, il fondatore di SpaceX, primo fornitore privato di lanciatori spaziali per la NASA, è andato ben oltre. L’obiettivo di raggiungere Marte nel 2022 per fondare la prima colonia extraterrestre è più vicino dopo il successo del lancio del Falcon Heavy. La timeline presentata da Musk per colonizzare il Pianete Rosso appare sicuramente ottimistica ma va riconosciuto che i suoi progetti, sia pur con qualche ritardo rispetto agli annunci, si sono concretizzati a ritmo crescente e con una capacità dirompente nei rispettivi mercati (oltre a quello spaziale occorre ricordare il settore dei trasporti e dell’energia).

Musk prevede di poter effettuare i primi test del BFR (Big Falcon Rocket) già nel 2019.

 

CNN approfondisce in questo articolo l’argomento:

http://money.cnn.com/2018/03/11/technology/future/spacex-elon-musk-mars-bfr/index.html?iid=EL

 

Vi fareste mai operare da un robot? La risposta più comune, probabilmente, è no ma occorre sapere che la chirurgia robotica non è una novità, ha più di 10 anni e si sta sviluppando grazie all’Intelligenza Artificiale. “Oggi, la chirurgia robotica sta affrontando un processo simile a quello che vive l’automotive con la nascita delle self driving cars”, ha affermato al Wired Health Pietro Valdastri, docente di Robotics & Authonomous Systems all’Università di Leeds e direttore dello STORM Lab Uk.

Siamo in una fase dove si sta procedendo a delegare al robot, dotato di una propria autonomia, un ruolo di supporto al chirurgo nelle attività più ripetitive come, per esempio, le suture. Un futuro dove i robot saranno davvero autonomi è ancora lontano ma la loro presenza nelle sale operatorie diventerà sempre più una cosa normale.

 

L’interessante intervento di Valdastri è disponibile su:

www.wired.it/scienza/medicina/2018/03/16/robot-valdastri/

“Abbiamo la responsabilità di proteggere i vostri dati e, se non ci riusciamo, non meritiamo di servirvi”.

Mark Zuckerberg, 21 marzo 2018

 

Questa è la frase chiave che il fondatore di Facebook ha utilizzato nel suo lungo articolo di scuse per lo scandalo Cambridge Analytica che tanto sta facendo discutere in questi giorni. Ma di cosa si tratta esattamente? Qual è stato il “problema” che ha travolto il più famoso social media della rete? Per capirlo, si consiglia un articolo de “Il Post” che spiega in dettaglio la vicenda: https://www.ilpost.it/2018/03/19/facebook-cambridge-analytica/

Ciò che si vuole evidenziare in questa breve riflessione è l’importanza dei nostri dati, spesso sottovalutata dagli utenti del web. Nella società dell’informazione, dove tutto viene tracciato, è abbastanza ipocrita “scandalizzarsi” per quanto accaduto con Cambridge Analytica. Gli utenti di cui sono stati utilizzati i dati raccolti avevano accettato la policy di Facebook che, all’epoca, era molto meno restrittiva di oggi. Quanti erano davvero consapevoli, o avevano semplicemente letto le condizioni contrattuali? Pochi, sicuramente molto pochi. Questo, ovviamente, non giustifica utilizzi illeciti dei dati ma porta in evidenza una situazione ampiamente nota e poco considerata, la scarsa consapevolezza del valore dei dati che ognuno di noi produce semplicemente navigando in rete, pagando con una carta di credito o telefonando con il proprio smartphone.

Occorre dedicare più tempo alla gestione dei nostri dati, non sottovalutiamone l’importanza.

 

Il documento "World Scientists' Warning to Humanity: A Second Notice" è stato pubblicato nel mese di novembre 2017 sulla testata BioScience e subito ha ricevuto un enorme supporto dagli scienziati di tutto il mondo, oltre 15.000 firme da 184 paesi. Ad oggi, sono state superate le 20.000 firme.

Il documento del 2017 è un aggiornamento della versione originale pubblicata 25 anni fa dalla “Union of Concerned Scientist”, firmata all’epoca da 1.700 scienziati tra cui la maggioranza dei premi Nobel in materie scientifiche.

Gli autori concludono il documento affermando che è necessario prendere misure urgenti per evitare disastri su scala globale.

Per approfondimenti si invita a leggere questo articolo:

https://www.ecowatch.com/warning-to-humanity-scientists-2544973158.html?utm_source=EcoWatch+List&utm_campaign=3da56fe190-EMAIL_CAMPAIGN&utm_medium=email&utm_term=0_49c7d43dc9-3da56fe190-86075473

La costa occidentale degli Stati Uniti è diventata il punto di riferimento dell’innovazione mondiale. Da Seattle a Hollywood, passando per la Silicon Valley, i cambiamenti dei prossimi anni passano per quella costa.

Per capire la rilevanza economica di questa parte degli Stati Uniti, basta dire che le prime cinque aziende per capitalizzazione hanno il loro quartier generale proprio lì.

Sulla sponda asiatica dell’Oceano Pacifico, al contempo, si stanno sviluppando altre realtà capaci di impattare con forza sul nostro futuro.

 

La CNN ha ritenuto opportuno lanciare una newsletter dal titolo eloquente, “Pacific”, proprio per approfondire i temi dell’innovazione e per aiutarci a capire la portata dei cambiamenti che in quell’area si stanno sviluppando.

 

A questo link è possibile iscriversi a Pacific: http://money.cnn.com/2018/03/05/technology/pacific-newsletter-introduction-letter/index.html

Le aree di utilizzo della tecnologia blockchain sono in una fase di sviluppo rapido e trasversale a molteplici settori. Tra questi, una famiglia di applicazioni che tutti possiamo sperimentare riguarda le DApps (Decentralized Apps), servizi fruibili sulla rete Internet decentralizzata. Ve ne sono alcuni davvero utili, capaci di garantire livelli di privacy elevati nel proprio lavoro come, per esempio, Graphite Docs, un insieme di applicazioni che ha l’ambizione di sostituire Microsoft Office e la Google G-Suite.

 

Nuovi servizi decentralizzati nascono ogni giorno, iniziamo a sperimentarli.

Molto interessante questo articolo pubblicato sul tema da Wired: https://www.wired.com/story/the-decentralized-internet-is-here-with-some-glitches/

 

A questo link si trova una spiegazione di cosa sono le applicazioni decentralizzate: https://blockgeeks.com/guides/dapps/

La tecnologia corre, lo sappiamo, ma ci sono settori in cui va più velocemente di altri. Quello automobilistico sta vivendo una fase di cambiamento che trova nella guida autonoma una delle spinte propulsive più forti.

 

In questo interessante articolo https://goo.gl/eqsAKV se ne parla approfonditamente e si cita un elenco di trenta startup che stanno lavorando su questo ambito.

 

Naturalmente, anche le grandi case “tradizionali” si stanno muovendo come dimostrano l’investimento di un miliardo di dollari fatto da GM per l’acquisizione di Cruise ( e di Argo AI (https://www.argo.ai), sempre per un miliardo di dollari, da parte di Ford.

 

La guida autonoma, con le implicazioni legate all’Intelligenza Artificiale, alla propulsione elettrica e a molti altri aspetti, tra cui quelli strettamente normativi, rappresenta una frontiera verso la quale ci stiamo muovendo molto più rapidamente di quanto potessimo immaginare anche solo dieci anni fa.

Gentilissimi,

è uscito il numero di Febbraio di ICT Professional, periodico mensile di FIDA Inform e voce della Federazione dei Club regionali dei Dirigenti e dei Professionisti dell'ICT.

Per leggere il nuovo numero: ICT Professional-febbraio.